Riassunto
L'Ultima Luce
Nel villaggio di Castelvecchio, circondato da nebbie fitte e alberi scheletrici, viveva un excaustivo artigiano di nome Marco. Era noto per le sue opere d'arte impeccabili e il suo talento nel creare sculture di legno che si dicevano avessero vita. Ma Marco, alla ricerca della perfezione, decise di creare la sua ultima opera: una statua così bella da incantare chiunque la vedesse.
Ogni sera, Marco si ritirava nel suo laboratorio, impegnato con il suo progetto. Mentre intagliava il legno, sentiva una strana presenza intorno a lui. I sussurri degli spiriti della foresta sembravano avvertirlo, ma la sua determinazione era più forte della paura. Desiderava ardentemente che la sua statua fosse un capolavoro, uno che avrebbe celebrato l'arte fino alla fine dei suoi giorni.
Ma quando finalmente la statua prese forma, un'ombra oscura si materializzò nel suo laboratorio. Era l'anima di un vecchio artigiano, un tempo rispettato ma ora dimenticato, che sentiva il suo talento minacciato. «Sei arrivato troppo lontano, Marco! La tua ambizione ti porterà alla rovina», avvertì l'ombra con voce profonda. Marco, però, ignorò il monito e continuò a lavorare.
Alla fine, la scultura fu completata, e il villaggio si radunò per ammirarla. Ma mentre tutti si meravigliavano della bellezza dell'opera, una sinistra energia cominciò a circondare la statua. Gli occhi di legno sembravano brillare, e nella folla si diffondette un terrore palpabile. Marco, rendendosi conto che la sua ambizione aveva evocato un male inarrestabile, capì troppo tardi il significato del proverbio: "Decorare con bellezza finale". La sua creazione, una volta ammirata, divenne la sua condanna, e la leggenda di Castelvecchio avvertì per sempre: a volte, la perfezione può nascondere l'oscurità.
